Il nonno da taschino

(pubblicato nell'antologia "Sjette" edita dall'associazione Tapirulan - 2019)

Illustrazione di Alberto Ipsilanti

Ti accorgi di invecchiare quando nel cassetto ci sono i ricordi invece dei sogni. 

Nonno Giovanni era un nonno da taschino e quando lo lasciavi solo cadeva nel cassetto e non lo trovavi più.

 

Mamma gli dava la carica ogni mattina,  lo lucidava e lo metteva a sedere. Lui prendeva il suo romanzo rosa, come se non l’avesse mai fatto, e leggeva a più non posso. Era lo stesso libro da diversi anni e sfogliava le pagine leccandosi il dito. Poi si addormentava e capivi che era finita la carica.

 

Mamma doveva portarlo sempre con sé altrimenti lui usciva e andava a comprare un pollo allo spiedo. Ogni giorno.

Mamma non ne poteva più di mangiare pollo, io invece ero felice perché mi piacevano molto le ali e la pelle bruciacchiata.

 

Nonostante fosse un nonno da taschino aveva una cameretta tutta sua e spesso si svegliava e diceva che c’era acqua su tutte le pareti.

Un giorno mi sono alzata per andare al bagno e lui era davanti alla porta di casa. Indossava tante giacche e in ogni tasca c’era un oggetto da salvare.

Era immobile e diceva che si stava nascondendo dai soldati. Io pensavo che volesse giocare e allora sono scesa con lui portando tutto ciò che sono riuscita a prendere nella mia stanza.

 

Quando nonno mangiava si puliva la bocca e dopo qualche minuto con il fazzoletto sporco si puliva anche gli occhi. Io ridevo e mamma andava da lui per aiutarlo. Un giorno lei si è distratta e lui ha mangiato il kiwi con la buccia! Io e i miei fratelli ci siamo messi le mani sulla bocca per non ridere fortissimo perché mamma non voleva che ci prendessimo gioco del nonno.

 

Una cosa che mi piaceva fare con lui era andare a prendere le lumache subito dopo la pioggia. Diceva che dovevamo fare alla svelta e allora quando pioveva mi mettevo vicino alla finestra e aspettavo che smettesse.

 

Un giorno si è bevuto un bicchiere di detersivo. Lo hanno portato di corsa a fare la lavanda gastrica e mia sorella mi ha raccontato che durante tutto il tragitto gli sono uscite bolle di sapone dalla bocca.

 

Nonno è caduto nel cassetto il giorno in cui è morta nonna.

Da quel giorno è apparso un cane nero fuori alla porta e quando lui usciva per comprare il pollo il cane era sempre con lui. Mamma dice che fosse lo spirito della nonna sceso dal cielo per fargli compagnia, io invece credo che fosse solo un cane a cui piaceva tanto il pollo allo spiedo!

 

Un giorno mamma è uscita per qualche ora e me lo ha affidato. Non entrava nel mio taschino e allora mi sono seduta al suo fianco per lucidarlo. Gli ho pulito gli occhiali e l’ho aiutato a mettere le scarpe usando un calzascarpe lunghissimo. Nonno mi ha ringraziato dicendo che ero un bravo giovanotto.

Non ha mai capito che sono una ragazza!

 

Quando nonno è morto era sulla sua sedia e aveva il libro rosa adagiato sul petto. Sembrava che dormisse e che gli fosse semplicemente finita la carica.

 

Ancora adesso quando prepariamo la tavola per il pranzo ci capita di trovare delle tovaglie piene di macchie, tutte nello stesso punto. Nessuno dice nulla ma al solo pensiero mi scappa una risata e metto una mano nel taschino per dare una lucidata a nonno Giovanni.