(pubblicato nella rivista "Mastro Pulce" 1/2013)

Illustrazione di Laura Fanelli

Amelio aveva le mani sporche di grasso e usava la sua canottiera per pulirsi.

 

Era silenzioso e un giorno l’ho visto mentre riparava una bicicletta con il cestino rosa ma non l’ho detto a nessuno.

 

Io Amelio lo ricordo sempre alle tre del pomeriggio quando tutti dormivano e io scendevo in strada a giocare. Mentre tutti riposavano lui girava sul motorino per provare se funzionasse, ogni giorno ne aveva uno diverso. Amelio non parlava ma il motorino sì e a volte sembrava proprio che passasse per le strade borbottando.

 

Un giorno quando sono andato a gonfiare la palla mi ha spruzzato con la pistola che soffia, quella che si usa per gonfiare la palla.

 

Un altro giorno voleva buttarmi nella vasca dove si immergono le ruote per vedere se sono bucate.

 

Quando scendevo in cortile a giocare a volte ero solo e allora saltavo sui vasi e giocavo immaginando i miei amici. Anche Amelio era solo e guardava il mare dal belvedere e io mi chiedevo se anche lui pensasse ai suoi amici.

 

A volte lo incontravo al supermercato e mentre facevamo la fila mi chiedevo se si sarebbe lavato le mani prima di mangiare.

Una volta l’ho visto mangiare e le mani erano sporche.

Forse è proprio nato così.

 

Amelio aveva sempre lavorato con il papà e forse era stato lui a insegnarli come sporcarsi le mani.

 

Credo che anche in inverno si mettesse addosso sempre maglie a maniche corte, tutte nere.

Le braccia avevano tanta barba e anche un po’ la faccia.

 

Adesso che sono più grande ogni tanto torno nella mia vecchia casa e Amelio è sempre lì, il papà non c’è più ma lui ha ancora le mani sporche e senza parlare lascia borbottare i motorini.

 

Quando torno lo vedo ancora che si ferma al belvedere e guarda il mare, mi chiedo ancora cosa pensi.

 

Forse dovrei chiederglielo.

Amelio